ROMA - Prosegue in Birmania la repressione della giunta militare nei confronti dei manifestanti. Il numero delle vittime, dei feriti e degli arresti cresce ora dopo ora. Nuovo obiettivo dei militari sono diventati giornalisti e reporter, ossia i testimoni diretti delle pratiche brutali messe in atto nei confronti di cittadini inermi. E' di oggi la notizia dell'uccisione di un fotografo giapponese nel corso degli scontri.
La censura blocca ogni contenuto non condiviso dal governo, tutti i media sono obbligati a uniformarsi alla linea editoriale di stato, on-line sono stati banditi i media stranieri. I blog sembrano essere l'unico strumento possibile per eludere la censura e per raccontare quanto sta accadendo nell'attuale Myanmar. Non si sa ancora per quanto, visto che il canale è a rischio con le autorità che stanno cercando di bloccare internet e le connessioni ad alta velocità.
Sul web arrivano le voci dei tanti testimoni di una situazione che, con uno slancio di lucida follia, la giunta militare si ostina a negare malgrado le fonti mediatiche provenienti da tutto il mondo. Dal blog aperto sul sito della Bbc è possibile raccogliere le ultime testimonianze. "Vivo vicino al monastero di Ngwe Kyar Yan nel sud di Okkalapa - racconta un anonimo testimone da Yangon -. I militari sono arrivati la notte scorsa all'interno del santuario e hanno arrestato circa 200 monaci. Questi ultimi sono stati picchiati selvaggiamente e trattati come animali. Abbiamo potuto sentire nitidamente le urla e i rumori dei mitra. I militari urlavano ai manifestanti assiepati che non avrebbero sparato soltanto in aria ma anche alle persone".
Ancora da Yangon il racconto di Thian: "Ci sono molte persone ferite negli ospedali con alcuni ormai ridotti in fin di vita. Un testimone mi ha raccontato di aver visto un tassista trasportare tre monaci in gravi condizioni, uno dei quali morto non appena messo sulla lettiga. Ci sono moltissime persone ferite gravemente". Oltre ai racconti, dal blog arrivano anche iniziative di solidarietà a favore della popolazione oppressa. Come quella che invita tutti i cittadini nel mondo ad indossare, venerdì 28 settembre, una maglietta o un nastro rosso in sostegno della Birmania.
La sezione italiana di Amnesty International ha indetto due sit-in a Roma e a Milano e lanciato un appello on-line in favore degli arrestati di Yangon e Mandalay. I sit-in si svolgeranno domani a Roma (dalle 17.30 di fronte all'ambasciata del Myanmar, in via della Camilluccia 551) e sabato a Milano (dalle 16.30 in piazza della Scala).
(Fde/Dire)
giovedì 27 settembre 2007
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